I commenti di un partecipante – Corso Base – Metodo Parelli

Written by eal. Posted in Info e curiosit

Ho partecipato, da completo neofita, al corso base del metodo Parelli, tenuto da Rolando Heuberger.
Scrivo questo piccolo resoconto per riportare le mie impressioni.

Premetto che ho la fortuna di possedere due cavalli da diversi anni, che monto abitualmente e con i quali (almeno credevo fino a prima del corso) avevo instaurato un buon rapporto di stima e rispetto.

Ciò che mi ha spinto a partecipare è stata la curiosità per un metodo del quale avevo spesso sentito parlare senza aver avuto l’effettiva opportunità di farmene un’idea. Devo ammettere a posteriori che avevo frainteso il siginificato del metodo Parelli: lo credevo una collezione di “trucchi”, mentre ho scoperto che si tratta al contrario di una “postura psicologica” da adottare nei confronti del cavallo.

Organizzazione

Il corso è durato due giorni e vi hanno preso parte quattro cavalieri con il proprio cavallo e due senza cavallo. Da notare che il corso base è per i cavalieri: il cavallo serve solo per fare pratica. La situazione ideale sarebbe quindi di frequantarlo con un cavallo tranquillo senza alcun problema, per concentrarsi totalmente sul nostro apprendimento, anzichè su quello del cavallo.

Rolando mostra come si usa la capezza Parelli.

Rolando mostra come si usa la capezza Parelli.

Durante il primo giorno (sabato) vi sono state alcune ore di teoria, dalle 9 alle 12.30, ed alcune di pratica, dalle 14 alle 17. Nella mattinata, dopo una breve presentazione di tutti i partecipanti e dell’istruttore, siamo stati istruiti sui concetti di base della psicologia equina, del comportamento dei cavalli selvaggi, liberi in natura, e di conseguenza del riflesso nel comportamento che il cavallo addomesticato ha con noi. Tra le tante cose apprese, ciò che mi ha maggiormante stupito è questo: egli ci “misura” costantemente secondo le regole del branco, per sapere chi è il responsabile di prendere certe decisioni in ogni momento. Egli ci misura però secondo le sue regole: sono queste che ci sono state spiegate, per permetterci di capire nel rapporto quotidiano col cavallo, cosa sta succedendo nel piccolo branco costituito da noi e lui.

Nel pomeriggio abbiamo fatto pratica sui concetti visti la mattina: abbiamo preso il nostro cavallo nel box, permettendogli di capire che non lo andavamo ad acchiappare ma era lui a seguire noi di sua iniziativa. Siamo andati nella cavallerizza e seguendo le istruzioni di Rolando abbiamo fatto capire a ciascun cavallo che il suo branco era solo il suo cavaliere: gli altri cavalli erano fuori dalla nostra “linea di confidenza”.

Il puledro

Un elemento molto interessante è stato la presenza di un puledro lasciato libero tra di noi. Uno dei quattro cavalieri (Gianni) aveva infatti una splendida cavalla spagnola (Estrella), con al seguito il puledro di sei mesi (Gap). Era questo un diavoletto frenetico, noto per la sua esuberanza. Potete immaginare quale confusione si sia creata durante i primi cinque minuti: il puledro correva da tutti i cavalli per conoscerli cercando di mordicchiarli, galoppava ovunque e saltava addosso a sua madre, i nostri cavalli cercavano di difendersi da soli dal puledro, alcuni di scappare per cercare un luogo più calmo. In mezzo alla confusione tuonava (è proprio il caso di dirlo) la voce di Rolando, che ordinava a tutti quale comportamento tenere. In pochi minuti, seguendo le istruzioni, tutto si è calmato: ogni cavaliere doveva tenere lontano il puledro dal proprio branco (il piccolo branco formato dal binomio), ad esso era consentito solo correre da sua madre (ma senza saltarle addosso!).
In questo modo ogni cavallo ha potuto vedere che veniva difeso dal proprio cavaliere e poteva quindi fidarsi. Il puledro si è visto scacciato da tutti branchi escluso il suo, e in breve ha digerito la realtà e ha smesso di tentare approcci.
Tutti i cavalli hanno gradito a tal punto l’instaurarsi di regole chiare tra noi uomini nei loro confronti (e secondo un linguaggio a loro noto) che si sono quietati in modo apparentemente innaturale. Innaturale per noi, naturalissimo per loro!

I Giochi

Cavalli e cavalieri entrano nel rettangolo.

Cavalli e cavalieri entrano nel rettangolo.

Il pomeriggio è proseguito con l’esercizio su alcuni “giochi”, volti a creare “confidenza” tra noi e il cavallo. Obiettivo: avere un cavallo confidente, che non teme nulla delle nostre azioni e si fida di noi. Il termine confidente è spesso usato nel metodo Parelli e indica uno stato psicologico particolare, che è nostro obbiettivo raggiungere in giusta misura.
Il secondo giorno: solita lezione teorica essenziale alla comprensione di tutto quanto visto in seguito. In particolare abbiamo appreso come distinguere dall’atteggiamento di un cavallo se in quel momento sta usando il “cervello destro” o il “cervello sinistro”, il primo preposto ad attuare ciecamente un programma di sopravvivenza (paura), il secondo destinato alla comprensione razionale del mondo. Abbiamo visto come far tornare in “cervello sinistro” un cavallo spaventato.
Nella tarda mattinata e nel pomeriggio ci siamo esercitati col nostro cavallo in altri giochi utili a far capire al cavallo (ma in realtà a noi) come vederci una guida da seguire.

Alcune considerazioni

Questo è un piccolissimo riassunto di quanto abbiamo visto nei due giorni di corso. Nello scrivere mi è spesso venuta la tentazione di dilungarmi nei dettagli pratici di quanto imparato. Ho deciso di non farlo. Ognuno dovrebbe affrontare questo corso da zero. Imparare senza le giuste basi rende molto difficile correggere in seguito gli inevitabili errori di impostazione che si vanno a creare. Inoltre se qualcuno deve scrivere sul metodo Parelli è un istruttore certificato, non certo un neofita come me!
Farò quindi solo alcune considerazioni personali. Nel ascoltare le parole di Rolando e vederne i gesti, ho visto applicare un metodo che nella sua complessità e nella sua semplicità mi ha affascinato. In passato mi ero spesso imbattuto in considerazioni varie sull’etologia e sulla tecnica equestre, ma ciò che era sempre mancato era il metodo. Nei miei studi di ingegneria ho imparato che qualsiasi problema è affrontabile se preso con metodo. Questo era proprio quello che mi mancava nel rapporto psicologico col cavallo. Il merito che riconosco senz’altro alla famiglia Parelli è quello di aver preso tante cose dagli horseman più famosi e averle assembrate in un metodo. Il metodo Parelli, appunto. Niente di nuovo rispetto a quanto esisteva già, quindi, ma assemblato in modo da funzionare con tutti. Una piccola rivoluzione copernicana.

 

Il puledro che corre libero tra cavalli e cavalieri.

Il puledro che corre libero tra cavalli e cavalieri.

Penso che dopotutto la rabbia che spesso ho sentito in bocca degli uomini di cavalli verso Parelli sia dovuta proprio a questo: una casalinga può ottenere da un cavallo lo stesso o di più che l’uomo di cavalli può fare con una vita di lavoro. Sconvolgente e molto irritante, non credete?

Un augurio quindi a tutti i cavalieri di trovare il modo (con o senza Parelli) di cumunicare col proprio cavallo e di capirlo. Dopotutto, se è vero che “povertà di linguaggio è povertà di pensiero” nella lingua italiana, lo è anche con il “cavallese”!
Emilio

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